Litfiba – i quarant’anni di Desaparecido

Il 29/03/2025, di .

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Litfiba – i quarant’anni di Desaparecido

Usciva nel marzo 1985 ‘Desaparecido’ dei Litfiba, primo album della cosiddetta Trilogia del Potere, una serie di dischi che copre la seconda metà degli anni ’80 della band fiorentina, presentando affinità sia testuali (il rapporto con i totalitarismi e l’impegno antimilitarista) che sonore (l’etnowave fortemente influenzata dall’oscurità britannica e mitteleuropea in voga qualche anno prima, seppur con un’indiscutibile “via italiana” al genere).

Quando nel 1980 i Litfiba si formarono, forse non credevano di diventare una delle rock band italiane più influenti e portanti di un suono riconoscibile e unico, innovativo e solido.
Ma erano dei ragazzi fermi nei loro obiettivi, tutti provenienti da un background di un certo rilievo della Firenze della fine degli anni 70 e non avevano voglia di fermarsi. Rompono il ghiaccio il 6 dicembre 1980 con un live a Settignano vicino Firenze: acerbi ma con una certa attitudine, una dirompenza punk da non sottovalutare e la continua ricerca di un sound unico e dalle tematiche particolari: la band si struttura nella figura carismatica del cantante Piero Pelù, nel fondatore e chitarrista Federico “Ghigo” Renzulli, in Gianni Maroccolo al basso (e non solo!) e nelle tastiere di Antonio Aiazzi, con la line up che si consoliderà con l’ingresso di Ringo De Palma alla batteria.
Sono anni in cui il rock italiano è sicuramente animato da band come Banco, Area e in cui la declinazione prog era regina; i nostri arrivano e si fanno conoscere specialmente nel “setting” live così da avere una giusta fan base attiva a supportarli e che cresce nel capoluogo toscano e non solo.
Nel 1982, i Litfiba, pubblicano il primo EP omonimo con cinque tracce e vincono il festival rock “Il Rock mette i denti”, grazie a questo i nostri si assicurano un lasciapassare per pubblicare un 45 giri con la Fonit Cetra e i live iniziano per tutto lo stivale. Collaborazioni, tanto lavoro e uno studio approfondito per la pubblicazione di ‘Eneide di Krypton’, colonna sonora di uno spettacolo teatrale sull’Eneide, mentre la band guardava già a quella che sarebbe stata la produzione del loro primo, vero album. Tra una data live e l’altra, nel 1984, danno alle stampe l’EP ‘Yassassin’ contenente la cover del brano di David Bowie, pubblicato dopo una serata di tributo al cantante britannico.
I tempi ormai erano maturi per il grande debutto e nel marzo 1985 i Litfiba pubblicano il loro primo album: ‘Desaparecido’, sotto l’etichetta I.R.A. Records (Immortal Record Alliance, lo slogan: “la nuova musica italiana cantata in italiano”) e che apre la Trilogia del Potere in cui trovano posto brani già editi in versioni precedenti come ‘La preda’ e ‘Guerra’.
L’album è composto da otto brani: è rock ma con innesti mediterranei, alla ricerca di una continua sperimentazione, con influenze new wave, latine e dark; un sound “diverso”, un album fondato su tematiche che riguardano l’antimilitarismo, l’opposizione alle dittature, le musiche dalla personalità solida che negli anni seguenti avrà un crescendo di seguito anche sull’onda delle pubblicazioni degli anni 90. (Monica Atzei)

Se parliamo di ‘Desaparecido’, personalmente parliamo di uno dei primissimi album da me registrati su cassetta. Parliamo di un lato di una 60, con un accostamento altamente improbabile sul lato B, che però aveva in comune con il disco dei Litfiba una cosa: entrambi gli album erano rientrati nel minutaggio a costo della perdita di un pezzo in tracklist, che nel caso dei Nostri era ‘Guerra’. Dunque, per 2/3 anni il “mio” ‘Desaparecido’ iniziava con ‘Eroi nel vento’ e finiva con la title track; da un lato mi ero perso il piglio marziale di uno dei loro primi pezzi – che avrei parzialmente recuperato venendo a conoscenza della loro versione di ‘Cannon Song’ – dall’altro quel lotto di canzoni era a suo modo sufficiente per aprirmi uno spaccato delle sonorità che uno dei primi gruppi che mi avvicinò al rock aveva portato avanti solo pochi anni orsono, riuscendo a diventare colonna sonora ufficiale di un viaggio nella fredda Germania assieme all’inseparabile walkman. Eh sì, perché le cose stanno proprio come dice Donato Zoppo nelle primissime pagine del suo recentissimo saggio Eroi nel vento. Quarant’anni di Desaparecido dei Litfiba: per quelli della mia generazione, conoscere i Litfiba significava seguire un doppio binario, che da un lato vedeva l’aderenza più o meno convinta all’ubriacatura anthemica dei fasti di ‘El Diablo’ e del neoconiato rock latino guidato dalla sempre più prominente sei corde di Renzulli, dall’altro (e a vari livelli a seconda delle risorse e dell’attitudine) vedeva la calata in un percorso misterioso e buio come quella cantina di via De’ Bardi a Firenze, che portava prima alla scoperta degli album della Trilogia, poi a consumare rimasugli di nastro su cui qualcuno con 5 o 6 anni più di noi aveva catturato il Q-disc ‘Transea’ nella sua quasi interezza (come vedete, la frammentarietà era una costante…), le leggende relative a EP ormai introvabili, gli spiragli offerti dall’incredibile ‘Aprite i vostri occhi’ e così via. Un mondo perduto e inesplorato per chi era orfano di Ringo De Palma così come lo era di Cliff Burton e (solo artisticamente, in quell’epoca) di Di’Anno e Burr su altri fronti, per non parlare di quanto i Sabbath con Ozzy popolassero solo le più sbiadite cronache storiche, nei primissimi anni ’90.
Ma qual è il lascito di ‘Desaparecido’? Un po’ come il succitato doppio binario, quei pezzi – molti dei quali avevano ovviamente costituito l’ossatura delle setlist del periodo – hanno seguito strade differenti. Per alcuni, l’album è stato il punto di arrivo: è il caso della title track e di ‘Guerra’, brano simbolo dei primi periodi della band e già presente in almeno un paio di versioni tra cui quella sull’omonimo EP di debutto, nonché de ‘La Preda’, vero e proprio manifesto di “quei” Litfiba, il cui piglio espressamente wave del recente passato aveva trovato sistemazione definitiva e maggiore incisività tra i solchi dell’LP, fino a una versione semiestesa che farà felici gli ascoltatori di ‘Aprite i vostri occhi’. Incredibilmente, la carica-manifesto del pezzo verrà completamente accantonata dopo il 1988, per riaffiorare nel tour di reunion di quella formazione, venticinque anni dopo: un po’ come se i Metallica avessero accantonato ‘Seek & Destroy’, tanto per dire. L’ossessiva danza di ‘Tziganata’ troverà il suo compimento nel succitato live del tour successivo, mentre maggior fortuna avranno ‘Eroi nel vento’ e ‘Istanbul’, entrambe riprese con la nuova formazione e finite nel contenitore ‘Sogno ribelle’, vero e proprio “stato dell’arte” della nascente Tetralogia, con l’opener che verrà completamente stravolta e sorretta da un arpeggio aperto a opera di Ghigo Renzulli. Infine, peculiare è il destino di ‘Pioggia di luce’ e di ‘Lulù e Marlene’: la prima verrà trasfigurata in una versione per voce e piano presente su ‘Pirata’, la seconda passerà invece indenne e integra sia su ‘Pirata’ che sul relativo tour con Trambusti e Terzani, per poi conoscere lo stesso destino dell’altra su ‘Lacio Drom’, con una toccante interpretazione dei soli Pelù e Aiazzi. Insomma, per quanto i Litfiba fossero andati avanti, con proclami in stile “il nostro gusto di oggi” e “bando alle nostalgie, sogno ribelle è il nostro sentiero”, i germi di quell’incredibile stagione erano costantemente accesi sotto la cenere, costituendo a tutti gli effetti l’Alpha di quella fortunata storia giunta da poco al suo ennesimo Omega. (Francesco Faniello)

Hammer Fact:
– Lo strettissimo rapporto con la Mitteleuropa di “quei” Litfiba porta con sé sia l’ossatura della wave inglese che della chanson francese, con un tocco di quel kraut rock teutonico che non fa mai male, specie nel sound avanguardistico del periodo. Proprio alla Germania rimanda ‘Pioggia di luce’ in versione originale, impreziosita com’è da un assolo di chitarra del jazzista tedesco Hanno Rinne…
– Parlando di Francia, i rimandi all’Hexagone sono innumerevoli negli anni ’80 della creatura di Ghigo Renzulli: ‘Elettrica danza’ e ‘Paname’ sono solo due degli esempi più vividi, per non parlare delle atmosfere oniriche di ‘Tango’, che sembra catapultarci nei bassifondi marsigliesi. Un omaggio ai cugini francesi è sicuramente la copertina speciale di ‘Desaparecido’ pensata per quel mercato, con tanto di foto dei nostri qui sotto riportata, al posto del paesaggio pietroso a noi tanto familiare…

Line-Up:
Antonio Aiazzi: tastiere
Ringo De Palma: batteria
Gianni Maroccolo: basso
Piero Pelù: voce
Ghigo Renzulli: chitarra

Tracklist:
01. Eroi nel vento
02. La preda
03. Lulù e Marlene
04. Istanbul
05. Tziganata
06. Pioggia di luce
07. Desaparecido
08. Guerra

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