Mark The Hammer – Dalle stelle…al deserto, la colonna sonora del sarcasmo

Il 01/07/2024, di .

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Mark The Hammer – Dalle stelle…al deserto, la colonna sonora del sarcasmo

“Marco “The Hammer” Arata è un pazzo furioso”. Sarebbe dovuto essere questo l’incipit dell’intervista che avevo in mente, dopo tutto come apostrofare un musicista che decide prima di suonare su un jet da caccia in accelerazione 6 G e dopo di eseguire tutta la discografia dei Nirvana nel deserto del Mojave mentre, nel mezzo, intasa YouTube con video super seguiti nei quali insegna a comporre canzoni dance, indie, trap o black metal rigorosamente senza talento, offre lezioni di musica irritanti, spiega come suonare come i Metallica ed elargisce commenti e pareri su tutto quello che il mondo della musica può offrire, il tutto al grido di “Cari esclusi dalla vulva…”? Poi capita, dopo anni di sane risate video dopo video, di avere la possibilità di intervistarlo complice proprio la “challenge desertica” e chi mi trovo davanti? Un professionista serio, super preparato ed estremamente intelligente, che del folle ha ben poco. Perché per “perculare” un artista o un genere senza cadere nella pacchiana parodia non è cosa semplice, ancor meno lo è andare a giocare sugli stereotipi del genere avvolgendo quella che spesso è una cruda verità con un guscio di pungente ironia. Per farlo Mark utilizza alcuni personaggi altrettanto spassosi, da Capitan Precisino del Cazzo a Ignazio Uretra sino al conduttore televisivo Pierluigi Masticanatiche, che vanno a animare video via via più evoluti e spassosi. E proprio grazie ad uno di questi video che, dieci anni or sono, la vita di Mark cambia radicalmente, riuscendo ad arrivare a attirare l’attenzione di J-Ax e diventandone prima chitarrista, quindi direttore musicale in una carriera in costante evoluzione che lo ha portato a creare con il rapper anche il progetto punk rock J-Axonville. Ecco quindi che, di materiale da sviscerare ne abbiamo davvero tanto, quindi bando ai convenevoli e spazio ad un Mark The Hammer a 360°.
Mark, nuova challenge per te e, ancora una volta, hai deciso di spingere sull’acceleratore andando a suonare tutta la discografia dei Nirvana nel deserto. Come ti è venuta una simile idea?
“E’ vero, non è la prima volta che mi cimento con questi progetti assurdi. Un po’ di tempo fa ho suonato su un caccia, un’altra volta ho suonato appeso su una zipline, questa nel deserto è la terza della serie. Diciamo che ho fatto due challenge un po’ più adrenaliniche, questa volta invece volevo fare qualcosa di un po’ diverso, volevo mettere alla prova la resistenza. Volevo qualche cosa che non vertesse per forza sul brivido del momento ma fosse più orientato sul lungo percorso”.
Per la prova sul caccia hai per forza di cose dovuto prepararti fisicamente con diverse prove, per abituare il tuo corpo all’accelerazione e tutto il resto. Per questa sfida come ti sei preparato? Comunque suonare con 40 gradi per oltre tre ore non è per tutti…
“Infatti non è stata propriamente una passeggiata. Diciamo che l’approccio è stato completamente diverso perché mentre la Forza G è una cosa che non conosci a meno che tu non sia un pilota, la prova nel deserto riserva meno sorprese, nel senso che bene o male tutti sanno cosa significhi avere un caldo atroce, stare sotto il sole e tutto il resto… il problema è che, di solito, non ci stai così tanto quindi la preparazione è stata abbastanza semplice: ho preparato la scaletta, l’ho suonata da cima a fondo più volte, ben consapevole che la variabile del caldo avrebbe reso tutto più difficile”.
E poi, ovviamente, ci sono stati gli immancabili imprevisti…
“Guarda, a parte il caldo che è stata la challenge maggiore contro la quale combattere, la sfida più grande che ho dovuto fronteggiare è stata la sfiga, perché mi è capitato davvero di tutto. Già è partita malissimo questa cosa tra bagagli persi e voli cancellati, poi anche il durante non è stato esente da sfighe, partendo da uno sgabello troppo basso che mi ha distrutto un’anca. Tutto quello che poteva succedermi è successo. Un rave! E’ passato un tipo che fortunatamente ci ha parlato nell’unico brano in cui ero fermo e ci ha detto ‘Cosa fate stasera per il rave?’ ‘Quale rave?’ Eh sì, c’è un rave qua, stasera tra poco!’ quindi non c’è stato neppure il tempo di fare le cose con calma ma ho dovuto correre per finire”

Quando hai suonato “appeso” hai ricevuto l’apprezzamento dei Papa Roach. Si è già fatto sentire Dave Grohl a questo giro?
“No, anche perché a differenza dei Papa Roach Dave Grohl è molto poco social, ha il suo profilo Instagram ma penso sia gestito da terze persone, quindi sarà molto difficile che accada. Ovviamente a me piacerebbe perché penso che sia il musicista che più mi ha formato, quindi da un lato rimane un sogno ma dall’altro so che è qualcosa al limite dell’impossibile”.
E’ per questo che hai scelto la batteria per la challenge invece che la chitarra?
“Si, perché questo è forse più un tributo a Dave Grohl che ai Nirvana, poi perché io ho iniziato con il pianoforte, però nel mondo della musica sono stato tirato pienamente dentro con la batteria”
Visto che le challenge si stanno susseguendo, non hai mai pensato di puntare con una di queste al Guinness dei Primati?
“In realtà si, è una cosa alla quale sto lavorando ma non voglio ancora annunciarla per scaramanzia, prima bisogna vedere se la cosa è fattibile poi eventualmente annunceremo il tutto a tempo debito”
Challenge a parte, grazie ai tuoi lavori soprattutto su YouTube hai dato dimostrazione di una incredibile versatilità artistica, però la base dalla quale tutto è partito è il metal e il tuo amore per Nirvana, Pantera, Metallica…

“Io sono cresciuto con Nirvana, Ramones…band un po’ più vicine a una dimensione punk. Quella del metal è una fase che è arrivata immediatamente dopo, quando avevo 15 anni, quindi in realtà sono molto legato a entrambi i mondi, infatti nelle precedenti challenge ho fatto sia Mötley Crüe che Metallica…Papa Roach quindi sono comunque molto legato al mondo del rock e a tutto quello che vi ruota attorno. Diciamo che dai 15 ai 18 anni ero chiusissimo nel mondo del metal, non volevo ascoltare altro, poi per fortuna questa cosa qui si è un pochino sciolta anche perché è limitante fermarsi all’ascolto di un unico genere, ti impedisce di crescere”.
Durante la chiacchierata con Vince Pàstano, si sottolineava l’importanza di essere “enciclopedici” per poter lavorare nel mondo della musica, non rinchiudersi in un unico genere ma spaziare come ascolti e conoscenze musicali. A giudicare da quello che pubblichi, direi che il termine “enciclopedico” si sposi bene anche con te…
“Ti ringrazio, sono lusingato. Diciamo che a me piace ascoltare veramente di tutto, ed è una cosa che tendenzialmente mi fa rabbrividire perché di solito chi dice questa cosa se poi gli fai ascoltare tre secondi di Immortal ti chiede subito ‘Che cos’è questa merda?’, mentre io ascolto davvero tante cose anche molto diverse. Per esempio a me piace anche moltissimo il mondo dell’EDM che è vastissimo, quasi quanto il rock perché ci sono tantissimi sottogeneri completamente diversi tra loro che è difficile che riesca a piacerti tutto eppure è sempre stato così. Di tanti generi mi piace prendere qualcosa; posso citare un caso decisamente esplicativo: gli Ska-P. Io non sono un amante del mondo dello ska, i gruppi ska che mi piacciono sono veramente pochi eppure loro mi hanno sempre fatto impazzire”.
In un tuo video c’è il tutorial su come scrivere una canzone di Vasco Rossi e, come hai giustamente sottolineato tu, il rischio è stato grande perché il pubblico è molto suscettibile e gli haters sono pronti a puntarti appena ironizzi sul loro idolo. Hai avuto ripercussioni dopo quel video, così come le ebbe Checco Zalone dopo la sua esilarante parodia?
“No, nulla di particolare. Ma sai cosa ho capito dopo tantissimi anni che faccio video su YouTube? Che se alla fine non leggi un certo tipo di astio nei commenti, significa che non hai colpito nel segno. Questo non vuol dire che tu debba essere un troll, però se fai un determinato tipo di satira se alla fine hai il 99% dei commenti positivi significa che qualcosa non ha funzionato. Diciamo che quello di Vasco è un caso ancora differente perché tendenzialmente il pubblico di Vasco è davvero molto suscettibile, ma devo dire che la stessa situazione l’ho vista con gli Iron Maiden. Tutte le volte che sono andato a vederli dal vivo percepivo l’astio nei confronti delle band che aprivano per loro, e spesso erano anche signore band come gli Avenged Sevenfold. Però c’è questa cosa che nessuno è degno di suonare prima di loro, quindi l’ostilità si percepisce”
Quindi il numero di haters non è aumentato dopo il pezzo su Vasco…
“No no, pensavo decisamente peggio, invece è stata proprio la normale giurisdizione. Ho ricevuto anche tanti messaggi da fan di Vasco che mi hanno detto di essersi divertiti, e questa è la cosa più importante perché il mio obiettivo è proprio quello di arrivare in questo modo al fan del genere o dell’artista che vado a trattare”.

E’ anche vero che, nei tuoi tutorial, tratti alcuni artisti, alcuni generi con ironia ma, allo stesso tempo, emerge palese il ‘vuoto’ che c’è sotto. Perché puoi trattarlo anche a un punto di vista comico, ma quando insegni a scrivere una canzone indie o trap testi compresi, ti rendi conto che ciò su cui fai ironia è dannatamente reale…
“Ti svelo una cosa che può sembrare anche parecchio strana. Quando devo fare un video su un genere o su un determinato artista, mi preparo ascoltando per due settimane esclusivamente quel genere o quel musicista, e mi sono accorto che l’unico modo per far venire fuori qualche cosa di abbastanza credibile era farmi piacere quello che stavo ascoltando, quindi è paradossale che per perculare correttamente un genere devi trovare il modo di fartelo piacere, se no cosa viene fuori? Viene fuori una parodia che non è proprio quello che volevo. Nella mia visione volevo creare un brano certamente ironico ma che, ascoltato da solo, non ti accorgessi che lo fosse. Uscendo dal personaggio ed entrando un attimino nella mia testa, cerco sempre di trovare quello che c’è di buono in ciascuno dei generi musicali o artisti che vado ad affrontare. L’unica eccezione al momento è stata proprio la trap che è un genere che per quanto posso provarci non riesce a non farmi schifo. Perlomeno quella italiana, se usciamo dall’Italia il discorso è diverso. Ma la trap italiana è una roba che non riesco a farmi piacere in nessun verso”.
In quello che fai perculi diversi stili e artisti, ci metti molta ironia e una buona dose di comicità, però la base dalla quale parti è notevole. Sei un polistrumentista, hai una grande conoscenza della musica… Come ti poni in una scena in cui spesso la bravura e lo studio sono sostituite dalle nuove tecnologie e il talento non è più elemento discriminante per il successo di un artista?
“E’ una domanda che richiede una risposta lunghissima ma cerco di essere stringato, e allora ti dico che quello che io vedo come minaccia non è assolutamente la tecnologia o il tanto vituperato autotune, perché è vero che le nuove tecnologie ti aiutano, ma è altrettanto vero che, se le metti in mano a qualcuno che non ha la più pallida idea di come si suoni o come si canti, non ne caverà niente neppure lui. L’autotune se sei completamente stonato la vita non te la cambia, per come la vedo io non è l’autotune che ti rende un cantante. La cosa che invece mi disturba parecchio è il fatto che ci sono migliaia di ghostwriter e che in realtà quelli che scrivono le canzoni che poi sentiamo tutti quanti in radio sono i soliti 5-10 che scrivono le canzoni per quelli che ci mettono la faccia. Questo per me è molto molto peggio. Alla fine, sai, la questione autotune, trap o quello che è, è il pubblico che ne decreta il successo, soprattutto ora che c’è la possibilità di diventare virali, fai streaming, puoi anche non passare da una casa discografica. E’ quello che sta succedendo spesso adesso e vengono fuori dei brani anche abbastanza buoni tipo ‘Beautiful Things’ che secondo me non è un brutto pezzo. Cosa mi disturba invece è l’avere delle persone che scrivono e semplicemente hanno bisogno della faccia di qualcuno che non ha più pallida idea di come si compone. E poi magari ti viene pure a dire ‘ah questo brano lo sento che è molto mio’… tu che non ci hai messo nient’altro che i respiri tra una canzone e l’altra… Questa secondo me è una minaccia molto più grande, perché tu pensi di ascoltare un artista in realtà questa persona non ha fatto niente di quello che senti. Per comprenderlo ti basta accendere Sanremo e leggere appena presentano una canzone, quanti autori, quanti editori che ci sono per firmare un brano”.

Sanremo che, tra l’altro, è uno dei bersagli nei tuoi video…
“Sanremo è lo specchio del Paese, è il sunto delle porcate della vita di tutti i giorni concentrate in una settimana. La prima volta che ho visto Sanremo è stato nel 2020 perché volevo trarre ispirazione per una serie di video e, stare sul pezzo, è utilissimo per realizzare dei video divertenti. Il mio canale YouTube è un canale musicale italiano, e sarebbe stato stupido non cercare un collegamento con quei tuoi follower che, comunque, stanno seguendo il Festival, però non ti dico l’immane fatica che ho fatto per arrivare a vederlo fino alla fine. Se devo uscire dalla figura professionale ti dico che sono stato molto bene fino al 2020 quando non sapevo come fosse, poi dopo che l’ho visto mi sono detto: ‘Cazzo, è proprio come pensavo che fosse…ma peggio!’. E’ riuscito a deludere delle aspettative che non avevo”.
Nei tuoi video interagisci molto con i tuoi follower. In quello che vediamo, quanto c’è di ispirazione tua e quanto arriva da una richiesta dei fan, che magari ti chiedono di andare a toccare determinati artisti o stili?
“Un po’ tutte e due le cose. Quello che faccio io ogni giorno è appuntarmi dalle 5 alle 20 idee su un file. L’ispirazione viene veramente dalle cose più impensabili, da una frase che sento quando sono in macchina al semaforo a una volta che sono andato fuori e sono andato a un concerto o magari proprio da una richiesta espressa da parte di un follower… questi file che io ho sono infiniti, sono giganteschi e io li consulto praticamente una volta a settimana. Ogni volta che devo cominciare un nuovo video vedo quale può essere più sensato, più interessante e soprattutto cerco di capire quale di questi può permettermi di creare un contenuto divertente. E’ successo mille volte che un’idea mi sembrasse buona, l’ho sviluppata poi in corso d’opera mi sono reso conto che non era così e ho cestinato tutto per ricominciare qualcos’altro”.
Fino ad ora abbiamo parlato della tua attività di YouTuber, ma oltre a questo sei attivissimo “sul campo” come chitarrista e direttore musicale di J-Ax. Quanto ti ha fatto crescere questa esperienza?
“Tenendo conto che ormai sono quasi dieci anni che lavoro con lui, in questo tempo sono realmente passato dal suonare in cameretta all’epoca, a suonare di fronte a decine di migliaia di persone da un giorno all’altro, e queste sono cose che inevitabilmente ti fanno crescere, sia come musicista che come persona. Da allora sono successe tantissime cose, perché al di là dei tanti progetti che poi Ax ha avviato, in questo tempo sono diventato anche direttore musicale della band, abbiamo cambiato i progetti, quindi sono state tante motivazioni di crescita personale e contemporaneamente di crescita professionale. Ho un approccio adesso alla musica molto più completo rispetto a prima, perché banalmente per il fatto di dirigere la band ti obbliga ad entrare in un livello di dettaglio musicale sicuramente molto più profondo rispetto a dover suonare le tue parti”.
Una crescita enorme per un’avventura nata veramente per caso…
“Esatto. Una decina di anni fa ho inciso una cover di ‘Uno di Quei Giorni’ di J-Ax e da un giorno all’altro ho ricevuto la sua chiamata e mi sono trovato sul palco con lui. Mi sono dovuto imparare tutto il disco che era in uscita il giorno dopo, l’ho imparato in una notte per suonarlo il giorno dopo… insomma un weekend abbastanza stressante, mettiamola così”.
Ma, visto la tua prolifica attività extra J-Ax, possibilità di vederti dal vivo con un progetto tutto tuo?
“Ah non ti posso rispondere! Silenzio stampa! Ma rifammi questa domanda tra qualche mese e ti darò una risposta molto più interessante!”

Contatti:

YouTube: https://www.youtube.com/markthehammer

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