Sacred Reich – Awakening

Il 22/08/2019, di .

Gruppo: Sacred Reich

Titolo Album: Awakening

Genere:

Durata: 31 min.

Etichetta: Metal Blade

Distributore: Audioglobe

73

Ventitré anni, tanti ce ne sono voluti per riascoltare i Sacred Reich. In un’epoca in cui il thrash metal ha dispiegato tutti i revival possibili, con nuove band aderentissime a tutte le sfaccettature del passato e acclamati ritorni ancorché di terz’ordine, in qualche modo si sentiva ancora la mancanza di Phil Rind e compari. Autori del seminale ‘Ignorance’ negli anni ’80, il cui solo titolo ha lanciato una vera e propria definizione di stile e attitudine, già nel 1990 con ‘The American Way’ sparigliarono le carte del genere, risultando a loro modo innovativi per via di una mistura di riff accattivanti, ritmiche che più groovy non si può e melodie vocali che avremmo ritrovato a profusione in tutto il modern metal di lì a poco.
Bene… a quanto pare, i Sacred Reich sono tornati per far compiere il giro di boa al movimento revivalistico di cui sopra, dato che questo ‘Awakening’ riprende a pieno titolo il discorso interrotto dal quartetto dell’Arizona ventitré anni orsono, appunto: in tempi di band che suonano come si faceva nell’85, nell’84 o magari nell’88, loro si distinguono e suonano come se stessi, senza bisogno di compiere parabole ascendenti o discendenti. Soprattutto, mantenendo il classico approccio pacifista ed ecologista nei testi (con un’attitudine “positiva” che va decisamente controcorrente).
Dentro dunque il redivivo Dave McClain (dietro le pelli dei Machine Head a partire da ‘The More Things Change’) insieme al giovanissimo Joey Radziwill alla chitarra: i fondatori Rind e Arnett hanno così messo su una nuova line-up in vista di un disco valido e onesto, che non mancherà di stazionare nel lettore di chiunque abbia sempre apprezzato l’operato fuori dagli schemi dei Sacred Reich.
Se la title track in apertura è guidata da McClain con uno di quei controtempi che furono croce e delizia degli Anthrax, la matrice dei Sacred Reich è comunque evidente, dispiegando groove e melodia anche nelle successive ‘Divide And Conquer’ e ‘Salvation’, con le armonizzazioni di quest’ultima che strizzano l’occhio ai Metallica dei tempi che furono. Il decennio che il quartetto di Phoenix contribuì a forgiare riemerge su ‘Death Valley’, in cui sembra appunto di ascoltare gli Overkill di metà anni ’90, mentre è ‘Manifest Reality’ la track che promette di resistere meglio all’assalto del tempo, sia dal punto di vista del testo che della musica: una bella bordata che mette in evidenza il nuovo innesto alla lead guitar, oltre a imprimere una decisa sferzata alle ritmiche di un lavoro spesso improntato più alla potenza “quadrata” che all’attacco frontale tipico dei fasti del genere. In questo senso, c’è però spazio anche per gli irriducibili nostalgici di ‘Ignorance’ e ‘Surf Nicaragua’, che troveranno in ‘Revolution’ un nuovo anthem per il proprio headbanging selvaggio. Dopotutto, il principio è sempre valido: “bang the head that doesn’t bang”… o no?

Tracklist

01. Awakening
02. Divide And Conquer
03. Salvation
04. Manifest Reality
05. Killing Machine
06. Death Valley
07. Revolution
08. Something To Believe

Lineup

Phil Rind: vocals, bass
Wiley Arnett: guitar
Joey Radziwill: guitar
Dave McClain: drums