Queensrÿche + Night Demon @ Magazzini Generali, Milano, 20 febbraio 2025

Il 28/02/2025, di .

Queensrÿche + Night Demon @ Magazzini Generali, Milano, 20 febbraio 2025

Per celebrare i 40 anni dell’uscita del loro album d’esordio ‘The Warning’, i Queensrÿche hanno pensato bene di dedicare un intero tour alla integrale rivisitazione del loro materiale più antico.  Denominato appropriatamente The Origins Tour, il tour prevede, come intuibile l’integrale esecuzione del primo EP intitolato semplicemente ‘Queensrÿche’ ed appunto ‘The Warning’, più qualche brano extra per la sezione dedicata ai bis.  E così, dopo aver girato il Nord America per lungo e per largo per gran parte del 2024, ecco che la band di Seattle approda finalmente in Europa, riservando fortunatamente una tappa anche per la nostra penisola.  La venue selezionata è quella dei Magazzini Generali di Milano, accogliente locale dedicato ad ospitare concerti e altre serate di varia natura, dotato di buona capienza e soprattutto di ottima acustica, fondamentale per godersi appieno band tecnicamente apprezzabili come i Queensrÿche.

Per stemperare la snervante attesa, veniamo intrattenuti in apertura di serata dai Night Demon, che pur essendo di origine californiana, di Ventura per la precisione, ridente cittadina a metà strada tra Los Angeles e Santa Barbara, il trio potrebbe benissimo invece arrivare da un sobborgo londinese, da Newcastle o da Sheffield, tanto sprigionano quella carica heavy metal e quella fierezza “in-your-face” tipicamente NWOBHM, ovviamente tutto reinterpretato come l’attualità vuole e impone. Un trio classico che più classico non si può – dai Tank ai Raven, dai Vardis alla line-up storica dei Motörhead, tante ed illustri le lezioni – che non suona però anacronistico, bensì minaccioso e al tempo stesso al passo coi tempi, in grado di scaraventare giù dal palco tutta la veemenza possibile – simbolo di impeto e sacro fuoco brani come ‘Dawn Rider’, ‘Screams In The Night’, ‘The Howling Man’ e ‘Welcome To The Night’, poker che esalta alla perfezione gli esordi passati della band californiana. Che fa male, pure parecchio, quando spinge sull’acceleratore, ma questa è una dote che ai Night Demon abbiamo sempre riconosciuto. Notevoli sono anche ‘The Wrath’ ed ‘Outsider’, title-track dell’ultimo, eccellente album che ha probabilmente premiato definitivamente i tre di Ventura. Sempre una garanzia, i Night Demon, e tanto ci basta (e avanza).

Comincia così il conto alla rovescia per arrivare alle 21, orario in cui saliranno sul palco le star della serata.  Nel frattempo il locale si è riempito a dovere; il pubblico è senza dubbio quello delle grandi occasioni: la sala principale del locale è pregna di fans emozionati ed il colore predominante è decisamente il grigio, chiaro segno che stasera la vecchia guardia si è presentata al gran completo.  D’altronde l’occasione è più unica che rara: il repertorio della band si compone ormai di parecchi lavori, sono passati 40 lunghi anni dall’esordio, ed i brani “vecchi” vengono ormai eseguiti con il contagocce.  Come sarà lo stesso La Torre a spiegarci durante una chiacchierata nel corso del concerto, la scaletta di questo tour non è mai stata eseguita in passato e mai più lo sarà in futuro, motivo in più per essere qui oggi.

Ovviamente non può mancare il dibattito sull’opportunità di svolgere un tour simile in questa fase della vita della band, nella quale ormai militano solo 2 dei 5 membri originali che hanno partecipato alla composizione ed incisione del primo EP e di ‘The Warning’.  Esce fuori il classico luogo comune di “cover band” insieme a tutti gli altri cliché applicabili in casi simili, d’altronde molte delle band degli anni Ottanta ancora attive sono state ampiamente “ristrutturate” in termini di personale alla strumentazione, ci siamo abituati, anzi chi avrebbe mai pensato che a distanza di ben 4 decenni molte di queste band sarebbero state ancora in circolazione.  Come sempre, non c’è una verità assoluta, ognuno ha la propria opinione sul tema, e tutte le opinioni sono assolutamente rispettabili, proprio perché riflettono un sentimento del tutto personale ed unico.  Per quanto concerne il sottoscritto, non avendo avuto l’opportunità di vedere i Queensrÿche all’opera all’epoca di ‘The Warning’, sono ben contento di potermi godere questo sacro materiale eseguito live almeno una volta, e pazienza se alla voce manca il buon Geoff Tate, perché se chiudo gli occhi e lascio viaggiare l’immaginazione, posso sognare che su quel palco ci siano 5 ragazzi ventenni di Seattle, tutto ciò reso possibile grazie all’eccezionale performance proprio di La Torre, probabilmente l’unico essere umano in vita in grado di clonare quasi alla perfezione l’originale.  Come dicono gli anglosassoni: take it or leave it.  Io prendo, ringrazio, porto a casa e custodisco gelosamente.

Nel frattempo si sono fatte le 21 e parte puntualissimo l’intro di ‘Queen Of The Rÿche’.  Come di consueto, si posizionano sul palco uno ad uno i vari strumentisti, seguiti infine da Todd La Torre, che si lancia nel primo di una lunga serie di acuti, dando il via all’esecuzione del primo, famosissimo, brano dell’EP.  Confesso che avevo già fatto ricorso a youtube nelle scorse settimane per capire come sarebbe stato interpretato dal frontman il vecchio materiale, ma poter toccare con mano dal vivo è decisamente tutta un’altra storia.

Seguono in rapida successione le esecuzioni degli altri 3 brani dell’EP, in ordine ‘Nightrider’, ‘Prophecy’ ed il capolavoro ‘The Lady Wore Black’ per l’immensa gioia dei presenti.  L’esecuzione da parte di tutta la band è impeccabile, la riproduzione dei brani rasenta la perfezione e soprattutto risulta fedelissima alle versioni originali, sicuramente una scelta ben precisa e ponderata assunta da parte della band.  Reinterpretazioni ed improvvisazioni sarebbero decisamente fuori sede questa sera, perché siamo qui per celebrare soprattutto questo magnifico materiale, che va quindi messo al centro dell’esecuzione, e non le performance dei singoli attori.  Ed è così che lo stesso Todd La Torre, pur ricoprendo alla perfezione il ruolo di frontman, ripercorre per filo e per segno tutte le linee vocali tracciate qualche decennio prima dal suo predecessore, senza sbavature e soprattutto senza deviazioni, rimanendo fedelissimo al manoscritto originale, come se avesse capito benissimo che questa sera noi fans siamo venuti qui, da tutta Italia, per rivivere lontani e meravigliosi ricordi, e non per godere delle prodezze degli interpreti.  Ecco, questo è l’aspetto che più mi ha riempito di gioia di questa serata: l’esecuzione dei Queensrÿche è stata pienamente incentrata sulla celebrazione della musica e dei fans, cosa che credo in molti abbiano percepito ed apprezzato.  Nulla da dire quindi sulle esecuzioni dei singoli.  Alle due chitarre Michael Wilton, uno dei due membri fondatori ancora in formazione, e Mike Stone, si alternano impeccabilmente nell’esecuzione riffs e dei numerosi e complessi assoli; Wilton in particolare sembra in grande spolvero e rende egregiamente omaggio alle non banalissime melodie formulate tanti anni prima, se non altro a riconferma, per chi avesse dubbi in proposito, che anche alla sua età anche sotto il profilo tecnico qualcosa da dire ancora ce l’ha eccome.

La base ritmica fa il suo con l’affiatatissima coppia composta da Eddie Jackson al basso, l’altro membro fondatore ancora in formazione, e Casey Grillo alla batteria, ultima new entry della band, con ingresso nel 2020, chiamato all’arduo compito di non far rimpiangere chi dietro le pelli della band ci ha trascorso qualche decennio, ovvero Scott Rockenfield.

Terminata l’esecuzione dell’EP si passa senza soluzione di continuità al piatto forte della serata, ovvero ‘The Warning’.  Si parte con la title-track, eseguita magistralmente, ed il pubblico mostra il proprio apprezzamento con una partecipazione decisamente sentita nell’esecuzione del coro.  Scorrono in rapida successione tutti i brani dell’album, e riascoltando questa pietra miliare nella sua interezza non posso non soffermarmi a riflettere sul fatto che ‘The Warning’ è composto da nove brani tutti solidi e meravigliosi.  Non ci sono fillers, ossia quei classici brani di riempimento per arrivare al minutaggio desiderato, in quest’album, non esistono punti deboli, non esistono picchi e valli, il livello qualitativo è mantenuto con costanza ad una soglia maledettamente elevata.  Quello che viene alternato con sapienza e maestria sono invece le diverse fasi musicali, ora cupe, emotive e piene di atmosfera, come in ‘No Sanctuary’ e ‘ Take Hold Of The Flame’, ora più aggressive e cariche di rabbia e disperazione, come in ‘NM 156’, ‘Deliverance’ e ‘ Child Of Fire’.  Di nuovo, viene pienamente apprezzato dal pubblico la capacità di riprodurre e catturare nella loro delicata complessità le atmosfere del materiale originale, impresa non sempre semplice nel contesto di un live show.  Ancora complimenti ai nostri.  Menzione a parte per l’ultimo brano dell’album, ‘Roads To Madness’, vero capolavoro di ‘The Warning’ a parere del sottoscritto, che cattura tutte queste diverse atmosfere e sfaccettature in un’unica singola traccia, caratterizzata da una cavalcata finale dalle forti emozioni.

Si potrebbe tranquillamente terminare la serata qui e nessuno avrebbe nulla da ridire, ma per nostra fortuna i Queensrÿche hanno deciso di viziarci stasera, e così il bis viene dedicato all’esecuzione di altri brani storici della prima fase della band: si parte con ‘Walk In The Shadows’, seguita da ‘Jet City Woman’ e finalmente a chiudere la scaletta l’immancabile ‘Eyes Of A Stranger’, estratta da ‘Operation: Mindcrime’, da molti considerato il vero capolavoro della band.  Unica pecca: manca ‘Empire’, eseguita in quasi tutte le altre date del tour, ma sarebbe davvero ingeneroso lamentarsi dopo una serata del genere!

E così cala definitivamente il sipario su una bellissima serata in cui abbiamo celebrato con grande emozione e trasporto alcuni tra gli episodi più brillanti del metal anni Ottanta; per qualche ora molti di noi sono tornati bambini o ragazzi, e di questo dobbiamo ringraziare i Queensrÿche.

 

 

 

 

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